FISIOTERAPIA – OSTEOPATIA

Dott. Nicolò Colombo

Tendinopatia della zampa d’oca - Move Therapy Legnano - Fisioterapia e Osteopatia

Tendinopatia della zampa d’oca

Tendinopatia della zampa d’oca: cos’é

Il dolore nella parte interna o mediale del ginocchio può essere una condizione chiamata borsite o tendinopatia della zampa d’oca. Il fisioterapista spiegherà al paziente che la zampa d’oca è un nome anatomico di un’inserzione tendinea che si inserisce sulla tibia. Questa inserzione tendinea ha la forma del piede di un’oca da cui il nome. Viene anche denominata “pes anserinus”. I tre tendini che la costituiscono sono il tendine del muscolo sartorio, gracile e semitendinoso.

I tre tendini che compongono la zampa d’oca derivano da tre diverse aree dell’anca e svolgono tre diverse azioni sul ginocchio e sulla coscia. Ciò rende difficile valutare e trattare accuratamente questa tendinite e la borsite della zampa d’oca.

Inoltre, sotto i tendini descritti precedentemente c’è una borsa, ovvero una sacca piena di liquido che aiuta i tendini a scivolare e scivolare facilmente sulla tibia. Questa borsa può infiammarsi e irritarsi causando dolore.

 

Tendinopatia della zampa d’oca: sintomi e cause

Durante l’anamnesi il fisioterapista domanderà la tipologia di dolore percepita dal paziente. Quando si ha la borsite o la tendinopatia della zampa d’oca, il dolore si avverte solitamente sull’aspetto interno dell’articolazione del ginocchio, appena sotto la linea articolare. A volte, il dolore avvolge la parte mediale e anteriore dello stinco.

Il fisioterapista dovrà andare a ricercare la causa primaria della patologia. La borsite o tendinopatia della zampa d’oca è solitamente causata da stress e tensione ripetuti all’inserzione tendinea. Ciò si verifica in genere nei runners che hanno aumentato l’intensità dell’allenamento troppo rapidamente, ma può verificarsi anche negli atleti come infortunio da overuse. Occasionalmente, tale problematica può verificarsi a causa di un colpo diretto nella zona mediale del ginocchio.

 

Tendinopatia della zampa d’oca e fisioterapia

Se soffri di dolore nella parte interna del ginocchio/gamba e sospetti di avere una tendinopatia della zampa d’oca rivolgiti ad un fisioterapista specializzato nell’ambito ortopedico e in terapia manuale per effettuare un’attenta valutazione e cominciare un percorso di fisioterapia adeguato.

Le componenti della valutazione da parte del fisioterapista per i problemi di borsite o tendinopatia della zampa d’oca sono:

  • storia anamnestica: il fisioterapista farà domande su come è iniziato il dolore, come sta cambiando e su quali attività aumentano o diminuiscono i tuoi sintomi. Il fisioterapista dovrebbe anche chiederti di precedenti episodi di dolore al ginocchio mediale e di altri trattamenti che hai.
  • palpazione: comporta l’uso delle mani per toccare le strutture anatomiche durante la valutazione. Il fisioterapista palperà l’area dell’inserzione tendinea per determinare se la borsa e i tendini sono infiammati.
  • misurazioni del range di movimento (ROM) del ginocchio e dell’anca: il fisioterapista può utilizzare un goniometro per misurare il ROM delle articolazioni del ginocchio e dell’anca.
  • misure di flessibilità: in genere, la tensione nei muscoli posteriori della coscia, dell’anca o della coscia può predisporre a problemi tendinopatia della zampa d’oca. Il tuo fisioterapista può misurare la flessibilità di vari gruppi muscolari per valutare se la tensione può causare la tua borsite da anserina.
  • misurazione della forza degli arti inferiori: occasionalmente, la debolezza dei muscoli dell’anca può mettere il ginocchio in una posizione scomoda durante la corsa, la camminata o il salto. Questa posizione del ginocchio può aumentare lo stress e la tensione attorno all’inserzione tendinea e può causare irritazione.
  • valutazione dell’equilibrio: una diminuzione dell’equilibrio e della propriocezione può aumentare lo stress attorno all’articolazione del ginocchio e questo può irritare i tendini e la borsa, causando dolore al ginocchio medialmente. Il fisioterapista eseguirà test speciali per valutare l’equilibrio e determinare se questo potrebbe contribuire al tuo problema.

 

Trattamento

Una volta che il fisioterapista ha raccolto informazioni sulla condizione durante la valutazione iniziale, può essere implementato un piano di fisioterapia mirato a ridurre il dolore e tornare al precedente livello di attività. Qui nel nostro studio di Legnano abbiamo diverse possibilità di trattamento che vengono proposte in maniera combinata e sono:

Esercizi: l’esercizio fisico è uno degli strumenti principali per gestire la tua borsite o tendinopatia della zampa d’oca. Gli esercizi tipici per la borsite o tendinopatia della zampa includono:

  • esercizi di flessibilità: l’inserzione della zampa d’oca proviene da tre diversi muscoli; quindi, i tuoi esercizi di flessibilità possono includere tratti diversi. In genere, si consiglia di allungare i muscoli posteriori della coscia, delle anche, le cosce e l’inguine per aiutare a migliorare la mobilità dei muscoli e dei tendini.
  • esercizi di potenziamento: durante la valutazione il fisioterapista potrebbe aver scoperto diversi gruppi muscolari deboli e che potrebbero contribuire al tuo problema. Pertanto, verranno selezionati ed assegnati esercizi per rafforzare i muscoli deboli. Potrebbero essere necessari esercizi di rafforzamento dell’anca per aiutarti a controllare meglio la posizione dell’arto inferiore per ridurre al minimo lo stress intorno alla zona tendinea interessata.
  • esercizio di equilibrio: se con i test è risultato che lo scarso equilibrio e la propriocezione possano contribuire alla tua borsite o tendinopatia della zampa d’oca, potrebbe essere necessario prescrivere esercizi specifici da aggiungere agli esercizi di rinforzo.

Il fisioterapista può inserire all’interno del percorso di fisioterapia l’utilizzo della laserterapia che integra il lavoro manuale e di esercizi. Sarà necessario anche modificare l’attività. Ad esempio, sostituire la corsa con nuoto e bici. Se la situazione è più grave sarà necessario interrompere temporaneamente l’attività sportiva.

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Pressoterapia - Move Therapy Legnano - Fisioterapia e Osteopatia Legnano

Pressoterapia

Pressoterapia: cos’è e come funziona

La pressoterapia è un massaggio terapeutico che effettuiamo nel nostro studio di Legnano e che, con una specifica apparecchiatura, genera una pressione esterna sulla zona interessata.

Si tratta di una terapia particolarmente utilizzata nel trattamento degli arti inferiori, una zona del corpo che in genere presenta problemi di tipo circolatorio. Questa tecnica viene suggerita dal fisioterapista o dall’osteopata per contrastare gli edemi e migliorare il funzionamento del sistema linfatico e del sistema circolatorio del paziente. Inoltre, la pressoterapia stimola il sistema immunologico, aiuta ad abbassare la pressione arteriosa in pazienti con livelli elevati ed è di gran aiuto nell’eliminazione dei residui metabolici.

Oltre a questo, il trattamento risulta particolarmente indicato, grazie all’effetto positivo che ha sulla circolazione, per tutti quei pazienti con problemi di stanchezza e gambe pesanti o per le persone che soffrono di varici.

Pressoterapia: indicazioni e benefici

La pressoterapia viene utilizzata dal fisioterapista per alleviare i problemi di gambe gonfie e indolenzite, edemi, vene varicose, ulcere, ecc. causate da problemi di insufficienza venosa e può essere integrata ai trattamenti di linfodrenaggio e all’uso di guaine elastocompressive.

La pressoterapia si attua attraverso particolari terminali (gambali, bracciali, fasce addominali, ecc.) che al proprio interno contengono sacche pneumocompressive che si gonfiano e generano una compressione controllata alle parti del corpo interessate (arti e addome).

Il fisioterapista adatta parametri del dispositivo in base alle necessità e alle problematiche del paziente. Viene regolata la pressione d’aria, che gonfia e sgonfia i gambali in modo intermittente e sequenziale nelle varie camere degli applicatori. Lo scopo è quello di favorire il trasporto dei fluidi all’interno del corpo, normalizzando il circolo venoso, rimuovendo le stasi di liquidi e cercando di prevenire le patologie legate a questi aspetti. Le principali indicazioni terapeutiche in ambito medico per la pressoterapia sono qui sottoelencate:

  • linfedema;
  • sindrome post flebitica;
  • stasi venosa;
  • compressione passiva in patologie venose;
  • ematoma;
  • trattamento di ematomi in seguito ad interventi chirurgici;
  • insufficienza venosa;
  • trattamento anti-cellulite stadio iniziale;
  • paralisi degli arti;
  • sindrome post trombotica;
  • gambe pesanti;
  • edemi venosi cronici diffusi;
  • pazienti allettati.

Pressoterapia per gli atleti

Nel nostro studio di Legnano vediamo moltissimi atleti di ogni livello e grado competitivo. Dopo gli allenamenti più intensi è fondamentale il recupero muscolare per potersi allenare con costanza e al meglio delle proprie possibilità. La pressoterapia è trattamento medico-sportivo per gli atleti dal quale possono ricavarne un notevole beneficio sia in termini di tempo di recupero che di performance.

La pressoterapia viene suggerita dal fisioterapista per esercitare un massaggio intenso sulla muscolatura e permette di:

  • promuovere il deflusso dei liquidi stimolando il sistema linfatico;
  • rilassare la muscolatura contratta;
  • velocizzare lo smaltimento dell’acido lattico a seguito di intensa attività fisica.

Questi si traduce per l’atleta in:

  • accelerare i tempi di recupero;
  • contribuire ad eliminare le scorie metaboliche dai muscoli;
  • ripristinare rapidamente il rilascio dei nutrienti nei muscoli;
  • migliorare le performance sportive;
  • ridurre il rischio di infortuni;
  • aiutare a combattere i crampi muscolari;
  • riposare il fisico dopo un intenso allenamento.

Controindicazioni

La pressoterapia deve essere inserita in un percorso di fisioterapia in modo attento. Infatti, durante l’anamnesi è bene chiedere al paziente se sono presenti, nella sua storia clinica, condizioni che possono essere controindicazioni all’applicazione di tale terapia. Le principali patologie per le quali è meglio evitare la pressoterapia sono:

  • infiammazioni venose acute;
  • neoplasie maligne;
  • infiammazioni acute della pelle;
  • trombosi venosa profonda;
  • erisipela;
  • occlusioni arteriose.

Gli effetti che la pressoterapia genera sono, a livello biochimico, le cellule endoteliali rilasciano sostanze che favoriscono l’azione antitrombotica, vasodilatatrice e pro-fibrinolitica nella zona sottoposta alla terapia. Lo spostamento dei fluidi porta un aumento della velocità del flusso ematico riducendo i processi di ristagno e di ritenzione dei liquidi interstiziali. Grazie all’aumento della pressione interstiziale, il carico linfatico si riduce, la portata linfatica aumenta riducendo visibilmente l’edema.

Pressoterapia: quanto dura e frequenza dei trattamenti

I trattamenti di pressoterapia applicata dal fisioterapista durano generalmente 30 minuti. Il numero totale delle sedute può variare in modo considerevole a seconda del tipo e grado di patologia. Indicativamente si va da un minimo di 5 fino a cicli di 20 sedute in casi particolari di linfedema.

La cadenza delle sedute è però fondamentale per avere risultati efficaci sul drenaggio dei fluidi, si può variare da sedute quotidiane a sedute a giorni alterni sempre a seconda della problematica riscontrata e vanno inoltre supportate da altri presidi medici come l’uso di calze elastocompressive, bendaggi, linfodrenaggio e terapia farmacologica sempre sotto le indicazioni del medico specialista.

Per quanto riguarda invece gli atleti, la frequenza delle sedute varia in base alle caratteristiche e alle necessità sportive dell’atleta sulla base delle quali si stabiliscono il numero e la frequenza delle sedute al fine di personalizzare il trattamento consentendo all’atleta di esprimersi al meglio durante le competizioni.

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Cuffia dei rotatori: Riparazione chirurgica e Riabilitazione, Fisioterapia o Osteopatia Legnano, Move Therapy

Cuffia dei rotatori: Riparazione chirurgica e Riabilitazione

Lesione della cuffia dei rotatori: anatomia e classificazione

Nel nostro studio di Legnano ci capita spesso di vedere pazienti che sono andati incontro ad una lesione della cuffia dei rotatori. Tali lesioni e i conflitti subacromiali sono tra le cause più frequenti di dolore e disabilità della spalla.

Il fisioterapista deve spiegare al paziente l’anatomia del complesso della cuffia dei rotatori che comprende i tendini di quattro muscoli: sopraspinoso, sottospinoso, sottoscapolare e piccolo rotondo.

La cuffia dei rotatori ha tre funzioni note: rotazione della testa dell’omero, stabilizzazione della testa dell’omero nella cavità glenoide con la compressione della testa rotonda nella fossa poco profonda e capacità di offrire equilibrio muscolare, stabilizzando l’articolazione gleno-omerale quando altri muscoli più grandi che incrociano l’articolazione si contraggono.

In fisioterapia è importante conoscere la tipologia della lesione. Le lesioni della cuffia dei rotatori possono essere classificate in acute e croniche, a seconda del tempo nel quale si instaurano, e in parziali (dal lato della borsa o dal lato dell’articolazione) o complete, in base alla profondità della lacerazione. Le rotture complete, a loro volta, possono essere classificate in base alle dimensioni della lacerazione in centimetri quadrati: piccole (0-1 cm2), medie (1-3 c cm2), grandi (3-5 cm2) o massive (>5 cm2). Tutti questi fattori, nonché il contesto demografico e medico del paziente, svolgono un ruolo determinante nell’impostare un programma di trattamento. Raccomandiamo un trattamento con un fisioterapista specializzato ed esperto piuttosto che un programma di terapia a domicilio.

Lesione della cuffia dei rotatori: riparazione chirurgica

La riparazione chirurgica di una cuffia dei rotatori lacerata viene eseguita nel tentativo di ridurre il dolore, mgliorare la funzione e ampliare il ROM (range di movimento). Il fisioterapista deve ben conoscere la tipologia di intervento poiché da essa dipendono le tempistiche di recupero e il percorso riabilitativo.

I pazienti che hanno subito un distacco del deltoide o un release dall’acromion o dalla clavicola (ad esempio riparazione aperta tradizionale della cuffia dei rotatori) non possono praticare contrazioni attive del deltoide per 6-8 settimane, per prevenirne l’avulsione.

La riparazione artroscopica della cuffia ha effettivamente una velocità di recupero leggermente inferiore, per la fissazione più debole della ricostruzione rispetto a quella di una procedura aperta. Una procedura mini-invasiva, che prevede un’incisione verticale nell’orientamento delle fibre del deltoide, consente contrazioni più lievi e precoci del deltoide. Indipendentemente dalla chirurgia utilizzata, in tutti i pazienti durante il percorso di fisioterapia devono essere rispettati i tempi biologici della guarigione dei tendini.

 

Lesione della cuffia dei rotatori: Trattamento

Vi sono diverse variabili che il fisioterapista deve tenere conto durante il percorso riabilitativo, ovvero la qualità del tendine, del tessuto muscolare e dell’osso perché ciò determina la velocità di progressione della riabilitazione. Un tessuto sottile, grasso o debole progredirà più lentamente di un tessuto eccellente.

I tessuti che coinvolgono le strutture posteriori della cuffia richiedono una progressione più cauta nel rinforzo della rotazione esterna. La riabilitazione dopo riparazione del sottoscapolare (struttura anteriore) deve invece limitare la rotazione interna contro resistenza.

La riabilitazione dopo la chirurgia della cuffia dei rotatori pone enfasi su una mobilizzazione immediata, una precoce ricerca della stabilità dell’articolazione gleno-omerale e un recupero graduale della forza muscolare. Per tutta la durata della riabilitazione deve essere evitato un eccesso di sollecitazioni sul tessuto in via di guarigione, alla ricerca di un equilibrio tra la spalla che recupera e la promozione della guarigione dei tessuti molli.

Obiettivi della riabilitazione

Gli obiettivi della riabilitazione che il fisioterapista deve avere bene in mente sono:

  1. Preservare l’integrità della cuffia riparata e non sollecitare mai troppo i tessuti in via di guarigione.
  2. Ripristinare un ROM passivo quanto più presto possibile e in sicurezza.
  3. Ristabilire un controllo dinamico della testa dell’omero, evitando l’elevazione compensatoria del moncone della spalla.
  4. Migliorare la forza dei rotatori esterni e ripristinare l’equilibrio tra i muscoli.
  5. Dare inizio all’abduzione contro resistenza e alla flessione una volta ristabilito l’equilibrio.
  6. Attenzione alle attività troppo aggressive.
  7. Recuperare l’uso funzionale della spalla con gradualità.
  8. Attivare i muscoli della cuffia con l’inibizione del dolore.

Nel caso di pazienti che hanno avuto una lesione della cuffia di tipo cronico e non acuto è indicato un programma di riabilitazione conservativa. L’intervento chirurgico in questa popolazione di pazienti è indicato per i pazienti che non rispondono al trattamento conservativo o che mostrano una lacerazione acuta su lesione cronica..

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Protesi di Ginocchio - Move Therapy Legnano - Fisioterapia e osteopatia

Protesi di ginocchio: intervento e riabilitazione

Protesi del ginocchio: cos’è e intervento

Nel nostro studio di Legnano ci occupiamo di riabilitazione post-intervento. A causa di gravi processi artrosici a livello dell’articolazione del ginocchio, il paziente è costretto a sottoporsi all’intervento di protesi di ginocchio.

L’artrosi del ginocchio può essere imputabile a molte cause, come deformità congenite (assiali o rotatorie), traumi e artrite reumatoide. L’80% dei pazienti sviluppa un’artrosi del compartimento mediale e quando l’osso comincia a degenerare si determina un varismo.

L’intervento di protesi di ginocchio è un comune approccio chirurgico svolto in ambito ortopedico e può essere di due tipi:

  • protesi totale o artroprotesi di ginocchio;
  • protesi mono-compartimentale: ovvero di un lato solo, più frequente sul lato mediale.

L’intervento chirurgico di protesi del ginocchio prevede diverse fasi, tra cui:

  • incisione chirurgica: si utilizza un’apertura anteriore per esporre l’articolazione del ginocchio che, solitamente, si trova piegata;
  • approcci mirati all’ottimizzazione dell’osso e della cartilagine: prima di installare l’impianto nella zona specifica, osso e cartilagine vengono “ripuliti”;
  • inserimento vero e proprio del materiale protesico, che ad oggi può anche essere creato su misura con delle stampe 3D.

Artrosi di ginocchio: sintomi e diagnosi

Per esaminare il ginocchio con sospetta artrosi, il fisioterapista deve muovere l’articolazione sotto carico (ad esempio per esaminare il compartimento mediale viene applicata una forza in varismo al ginocchio mentre viene mosso). Mentre si applica questa forza si potrà avvertire sotto la mano un crepitio e sarà provocato dolore.

Il fisioterapista deve esaminare il ginocchio alla ricerca di un’eventuale lassità del legamento collaterale e in alcuni casi dei legamenti crociati, sebbene ciò sia meno importante. Si deve annotare la presenza di una deformità fissa in flessione (ad esempio la perdita dell’estensione passiva del ginocchio).

Il paziente, durante l’anamnesi, riporterà al fisioterapista il dolore mattutino che può ridursi durante la giornata dopo che “si scalda”, ma che poi tende a peggiorare la sera, limitando la mobilità del ginocchio stesso. Nei casi di artrosi più avanzata il paziente percepisce grave dolore anche solo ad eseguire pochi passi. All’osservazione sarà presente un gonfiore generalizzato a tutta l’articolazione, una deformità ossea. Palpando il ginocchio sarà dolente e caldo.

La valutazione definitiva è quella radiografica. Tale valutazione dovrebbe sempre includere una proiezione anteroposteriore del ginocchio in stazione eretta (sotto carico) e una proiezione laterale. Se è contemplato un intervento, si deve eseguire una radiografia che comprende l’intero arto inferiore (90 cm) per scoprire una qualsiasi deformità oppure un problema soprastante e sottostante quanto normalmente si può osservare in una radiografia standard (ad esempio una deformità in valgo della caviglia)

Riabilitazione protesi di ginocchio: trattamento e protocollo esercizi

La riabilitazione della protesi di ginocchio viene eseguita dal fisioterapista specializzatoDopo l’intervento chirurgico lo scopo della riabilitazione e degli esercizi sarà quello di migliorare la mobilità in flessione ed estensione del ginocchio, ridurre il gonfiore, migliorare la forza muscolare del quadricipite, degli ischio-crurali e dei glutei, migliorare lo schema del passo dopo aver appreso il corretto utilizzo delle stampelle, necessarie nei primi giorni post-intervento per ridurre il carico sull’articolazione ed evitare complicanze o peggioramento del gonfiore e del dolore.

Il protocollo di esercizi per la riabilitazione della protesi di ginocchio viene creato appositamente dal fisioterapista in base agli obiettivi riabilitativi e alle esigenze del paziente. Non può essere lo stesso per tuttima la buona notizia è che, sicuramente, ha obiettivi comuni che devono essere raggiunti passo dopo passo per consentire un corretto funzionamento dell’articolazione. Una buona articolazione del ginocchio dal punto di vista muscolare e di movimento prima dell’intervento di protesi è un requisito indispensabile per dei buoni risultati dopo la chirurgia.

È importante la riabilitazione preoperatoria in preparazione alla protesi di ginocchio dovrà seguire un protocollo di esercizi specifico sotto la supervisione del fisioterapista anche prima dell’intervento. Questo poiché a seguito dell’intervento la forza muscolare del distretto colpito diminuirà del 30-40%. Il fisioterapista, attraverso gli esercizi preoperatori, consentirà al paziente di avere un recupero più rapido e meno doloroso. Il fisioterapista specializzato saprà anche consigliare, guidare e spiegare al paziente le fasi di trattamento.

Gli esercizi più comuni ed efficaci per il percorso di fisioterapia dopo protesi del ginocchio sono:

  • esercizi di mobilità in flessione ed estensione da supino (pancia in su) e seduto;
  • esercizi di tenuta in estensione (disteso) del ginocchio per ridurre l’inibizione del quadricipite;
  • contrazioni isometriche (in assenza di movimento) dei muscoli del polpaccio, del quadricipite e dei glutei;
  • ponti mono- (a una gamba sola) e bi-podalici (a due gambe) da supino;
  • esercizi specifici per l’utilizzo delle stampelle e per il miglioramento dello schema del passo;
  • esercizi specifici per la salita e la discesa delle scale;
  • squat (accosciata);
  • affondi frontali e laterali;
  • esercizi specifici per i muscoli gluteo minimo e medio (come il sollevamento della gamba distesa o piegata dalla posizione sul fianco).

In associazione agli esercizi e alla terapia manuale, presso il nostro studio di Legnano, utilizziamo anche dei macchinari efficaci che consentono di rendere più rapido il recupero dei pazienti, riducono il dolore e il gonfiore. Questi macchinari a nostra disposizione utilizzati dal fisioterapista specializzato sono la magnetoterapia che consente di stimolare gli osteoblasti nella produzione di osso e la pressoterapia che aiuta a ridurre il gonfiore postoperatorio.

Riabilitazione protesi di ginocchio: tempistiche e prognosi

In assenza di complicanze (cié è confermato dall’equipe medica che ha eseguito l’intervento) è estremamente consigliato a ciascun paziente di prendere contatti, da subito, con un fisioterapista specializzato in ambito muscoloscheletrico per intraprendere immediatamente una riabilitazione precoce dal momento che tale precocità presuppone un maggiore successo nei mesi a seguire.

I pazienti che si sottopongono a intervento di protesi di ginocchio ricominciano a deambulare nell’immediato periodo post-operatorio, entro qualche giorno (a discrezione del chirurgo), e si sottopongono a dei trattamenti preliminari nella sede ospedaliera o privata dell’operazione.

La riabilitazione ha una durata di circa 3 mesi in cui vi saranno sedute supervisionate dal fisioterapia (con il quale eseguirà gli esercizi nel proprio studio professionale attraverso le strumentazioni del caso) e si coordinerà con il paziente, educandolo, per l’esecuzione degli esercizi a domicilio eseguendo, nel tempo (ogni circa 14-15 giorni) delle rivalutazioni e visite di controllo come quelle eseguite con l’ortopedico per il controllo del corretto posizionamento dell’impianto protesico.

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