FISIOTERAPIA – OSTEOPATIA

Dott. Nicolò Colombo

tunnel carpale - Fisioterapia e Osteopatia Legnano

Tunnel carpale: cos’é e come curarlo

Cos’è la sindrome del tunnel carpale

La sindrome del tunnel carpale è una neuropatia periferica che interessa il nervo mediano, un particolare nervo che origina dalle radici nervose cervicali a livello del collo e che decorre lungo il braccio fino alla mano, innervando la superficie palmaredelle prime tre dita e di metà del quarto dito. Nello specifico, il nervo mediano attraversa, a livello del polso, un canale particolarmente ristretto formato da ossa, legamenti, tendini e muscoli che prende il nome appunto di tunnel carpale e che, a causa di movimenti ripetuti, infiammazione patologie potrebbe ridurre le proprie dimensioni causando la sindrome del tunnel carpale.

Sintomi della sindrome del tunnel carpale

sintomi della sindrome del tunnel carpale solitamente sono molto specifici e caratteristici. In particolare, i sintomi principali sono:

  • formicolio, intorpidimento, sensazione di alterata sensibilità o di scossa elettrica a livello delle prime tre dita della mano e della metà del quarto dito;
  • debolezza nelle attività di prensione o in generale della mano;
  • dolore notturno che sveglia il paziente e deve lasciare il braccio “a penzoloni” per trovare beneficio;
  • dolore o formicolii che permangono anche dopo aver eseguito alcune attività per alcuni minuti od ore;

Il fisioterapista cercherà di determinare la fase del disturbo in base all’entità dei sintomi; infatti, nei casi in cui i sintomi siano insorti da poco tempo, il dolore o i formicolii siano più localizzati e meno estesi, mentre nelle fasi più avanzate, quando i sintomi sono presenti da più tempo, i sintomi possono diffondersi anche ad avambraccio e spalla. Per questo motivo è importante cominciare da subito con un percorso di fisioterapia, altrimenti all’aumentare dell’estensione dei sintomi aumenta anche il tempo di recupero.

Cause della sindrome del tunnel carpale

Durante la seduta di fisioterapia è importante determinare la causa della sindrome del tunnel carpale, cioé quelle condizioni che riducono lo spazio del tunnel carpale attraversato dal nervo mediano. Tra queste, le principali sono:

  • ipertrofia (aumento del volume) dei muscoli e dei tendini che attraversano il tunnel carpale;
  • movimenti ripetuti del polso e delle dita (come nel caso dei baristi, dei lavoratori manuali, dei parrucchieri o dei cuochi);
  • sovraccarichi del polso e della mano o posizioni mantenute nel tempo in flessione o estensione palmare come, ad esempio, i ciclisti che non hanno fatto un posizionamento corretto sulla bicicletta;
  • disturbi congeniti per cui il tunnel carpale risulta più stretto del normale;
  • traumi, fratture o alterazioni del consolidamento osseo a livello del polso;
  • patologie reumatiche o infiammatorie come l’artrite che potrebbe deformare l’anatomia del polso e della mano;
  • patologie che alterano la salute dei nervi periferici (come il diabete);
  • altre patologie come quelle tiroidee, l’obesità o la menopausa.

Diagnosi di sindrome del tunnel carpale

Per avere una diagnosi di sindrome del tunnel carpale l’esame principale è l’elettromiografia o l’elettroneurografia eseguite da un medico specialista in neurologia. Tuttavia, è possibile determinare la presenza sindrome del tunnel carpale è anche in modo clinico, poiché i sintomi sono caratteristici e di facile identificazione.

Diagnosi clinica di sindrome del tunnel carpale

Il fisioterapista ha a disposizione, oltre il colloquio anamnestico, alcuni test specifici tra cui: 

  • palpazione del tunnel carpale può evocare dolore;
  • test specifici come la manovra di Phalen cioè il mantenimento della posizione di flessione palmare del polso forzato o il test di Tinel cioè la percussione sul polso con le dita del fisioterapista.
  • test dei movimenti del polso, mano e dita in tutte le direzioni eseguite dal paziente o passivamente dal fisioterapista;
  • valutazione della forza muscolare dei muscoli dell’avambraccio e della mano;
  • esame neurologico ovvero la valutazione della sensibilità, dei riflessi osteo-tendinei attraverso il martelletto neurologico e della forza muscolare dei muscoli innervati dal nervo mediano;
  • test di neurotensione movimenti specifici che mettono in tensione il nervo ed elicitano la sintomatologia del paziente.

Rimedi, cura e terapie

Curare la sindrome del tunnel carpale è piuttosto complesso e richiede un’attenta valutazione (sia medica che fisioterapica), il percorso riabilitativo può essere lungo ma consente di evitare l’intervento chirurgico a cui si può ricorrere se la terapia conservativa non ha generato nessun beneficio. Ad oggi la letteratura scientifica suggerisce che a lungo termine la fisioterapia e l’intervento chirurgico offrono gli stessi benefici. È importante dunque:

  • non sottovalutare i propri sintomi e ritardare l’assistenza medica e fisioterapica;
  • non ignorare i propri sintomi al lavoro o durante le attività provocative;
  • non sovraccaricare le strutture interessate cioè eseguire movimenti provocativi nonostante il dolore.

Le cure e i rimedi della sindrome del tunnel carpale sono:

  • utilizzo di un tutore o di uno splint unicamente nelle ore notturne e nei primi giorni dall’insorgenza dei sintomi. È possibile trovarli nei negozi di ortopedia ed è importante provarlo per sentirne la comodità e avere la giusta taglia.
  • ridurre le attività provocative (lavoro, hobby o sport) che peggiorano i sintomi – almeno nei primi giorni dall’insorgenza dei sintomi;
  • farmaci (su prescrizione medica);
  • esercizi specifici prescritti dal fisioterapista.
  • eventuali terapie strumentali come Tecarterapia;
  • terapia manuale del polso, dell’avambraccio o delle dita 

Splint, tutore e fascia per la sindrome del tunnel carpale

Gli splint, i tutori o le fasciature per la sindrome del tunnel carpale sono utili nelle prime fasi di dolore o formicolii acuti e intensi, specialmente nei soggetti che praticano sport o lavori che impongono l’utilizzo o il sovraccarico del polso, della mano o delle dita.

Tipicamente le fasciature consentono di sostenere le strutture interessate evitando di sovraccaricarle durante l’attività sportiva o lavorativa e quindi di dare sollievo a questa popolazione di pazienti. Il tutore notturno consente di mantenere una posizione del polso neutra, ovvero né in eccessiva estensione o flessione, durante la notte per evitare di percepire i fastidiosi sintomi che possono svegliare il paziente di notte o che determinano una mano dolorante appena svegli. Tuttavia, è bene sapere che queste soluzioni non sono risolutive ma sono utili all’interno di un piano riabilitativo al fine di giungere alla guarigione il più velocemente possibile. Infatti le cure e i rimedi per questo disturbo sono principalmente farmacologiche (prescritte dal medico di medicina generale o dallo specialista) e il trattamento riabilitativo con un fisioterapista specializzato. 

Esercizi

Gli esercizi per la sindrome del tunnel carpale che vengono proposti dal fisioterapista sono i seguenti:

  1. Esercizi di neurodinamica;
  2. Esercizi di rinforzo muscolare;
  3. Esercizi per migliorare l’estensibilità dei muscoli dell’avambraccio, della mano e delle dita;
  4. Esercizi per migliorare il ROM (movimento) del polso e dell’avambraccio.

Per ulteriori informazioni o per prenotare una visita presso il nostro studio, non esitare a contattarci!

sciatalgia - Fisioterapia e Osteopatia Legnano

Sciatalgia

Sciatica, o sciatalgia, è un termine che sta ad indicare la sensazione di dolore, intorpidimento, formicolio, tensione o scossa elettrica nella zona più bassa della schiena e nella gamba a causa di un problema del nervo sciatico, un nervo di grande diametro che dalla zona lombare scende fino alla punta delle dita dei piedi.

Potrà essere capitato anche a voi si sentire una sensazione di dolore o di scossa che si muove dal gluteo verso l’esterno della coscia (in particolare nella zona laterale o esterna) e che, a volte, si irradia fino al piede. Alcuni pazienti hanno anche sensazioni strane come sentire delle gocce d’acqua sulla pelle oppure come di formiche o insetti che corrono lungo la gamba. Nei casi più gravi si può arrivare anche alla perdita di forza (si ha una sensazione di cedimento) o alla mancanza di sensibilità.

Solitamente, la sciatica può provocare dolore notturno, difficoltà nel mantenimento della posizione seduta, nel cammino o, nei casi di dolore intenso, anche nelle attività quotidiane più semplici o nei movimenti del busto più banali.

Le cause

Nella maggior parte dei casi, le cause della sciatica sono compressioni delle radici nervose dei nervi spinali, o del nervo sciatico vero e proprio, dovute a erniazioni discali, in particolare nella zona più bassa della schiena (L4-L5 o L5-S1) dove si scarica maggiormente il nostro peso corporeo. Queste compressioni provocano infiammazione del nervo stesso e impediscono la corretta conduzione del segnale nervoso, determinando così la sintomatologia descritta lungo il territorio del nervo sciatico.

Rimedi efficaci ed esercizi per la sciatica

rimedi più efficaci per la sciatica sono gli esercizi. Nei primissimi giorni in cui c’è molto dolore e ci si sente bloccati, è utile chiedere al tuo medico di base consiglio su come gestire i primi giorni di dolore acuto. Il medico di base potrà prescrivere farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS), antidolorifici o altre alternative.

Nei primi 3 giorni è bene concentrarsi sulla gestione del dolore e sarà molto difficile recarsi dal terapista. E’ quindi consigliato vedere il fisioterapista dopo 4 giorni dove il dolore intenso e acuto si è ridotto e sarà così possibile intervenire manualmente. Importante è, passate le primissime fasi di dolore intenso, iniziare il percorso di esercizi specifici per la sciatica che consentiranno di ridurre il dolore, il formicolio, l’intorpidimento alla gamba e la sensazione di scossa elettrica.

Gli esercizi più utili sono quelli di neurodinamica che consentono il movimento e lo scivolamento del nervo sciatico in modo da liberarsi dalle compressioni che causano la sintomatologia. Insieme a questi è bene lavorare sulla mobilità della colonna e sul rilassamento muscolare. Terminata la sintomatologia è bene prevenire successivi episodi, infatti spesso si ripresentano eventi simili a distanza di 6 mesi o 1 anno. Il fisioterapista saprà consigliare esercizi di mantenimento, di rinforzo muscolare e le migliori attività aerobiche per dimenticare una volta per tutte questi fastidiosi sintomi.

mal di schiena acuto - Fisioterapia e Osteopatia Legnano

Mini guida al mal di schiena acuto

Capita a tutti di fare un trasloco, di impegnarsi in un’attività sportiva insolita, di sollevare dei pesi pesanti o di voler impressionare gli amici con qualche acrobazia e poi rimanere bloccati con la schiena! Ouch! E adesso cosa possiamo fare? Qui di seguito alcune indicazioni per agire nel migliore dei modi.

Anzitutto, con mal di schiena acuto si intende un mal di schiena insorto da meno di 3-4 settimane. Qui di seguito alcuni consigli per agire verso una pronta guarigione:

  • Nella fase iniziale, più acuta, è possibile gestire il dolore con antinfiammatori e antidolorifici che devono essere prescritti dal medico di base. Evitare il fai da te ed utilizzare farmaci solo per un periodo limitato nel tempo.
  • Limitare il riposo a letto il più possibile e cercare di fare movimenti blandi e controllati. Il nostro corpo ha bisogno di muoversi.
  • Cercare di rimanere attivi sia nella vita quotidiana che lavorativa. Gli studi hanno dimostrato come una gestione passiva del mal di schiena e l’eccessivo riposo hanno un impatto negativo sul processo di guarigione.
  • Se si dorme di lato, utilizzare un cuscino tra le ginocchia in modo da evitare le rotazioni della colonna lombare, ma anzi favorire un allineamento della colonna vertebrale.

Cosa può fare il fisioterapista?

  • Valutare attentamente il vostro mal di schiena per capirne la causa. È solo un problema muscolo-scheletrico? C’è un problema di ernia? Si presenta anche una sciatalgia associata al mal di schiena?
  • La terapia manuale e le manipolazioni si sono rivelate molto efficaci, ad esempio tecniche articolari o tecniche dirette ai tessuti molli come i muscoli.
  • L’esercizio terapeutico a bassa intensità ed esercizi di mobilità eseguiti sotto indicazione del terapista e a domicilio sono fondamentali per un rapido recupero.
  • Informare e educare il paziente, ovvero spiegare cosa fare, come farlo, quando farlo ma, soprattutto, cosa evitare per non rallentare il recupero. Importanti sono anche i consigli per evitare che il problema si ripresenti.

In conclusione, il messaggio che vuole passare è di mantenersi attivi. Chiedete al vostro terapista degli esercizi individualizzati che, sulla base di principi biomeccanici, riducono il dolore a riposo, durante il movimento, durante la deambulazione e migliorano la qualità di vita.

Spalla Congelata - Fisioterapia e Osteopatia Legnano

Spalla congelata

La spalla congelata o forzen shoulder, nota anche con il nome di periartrite, è una problematica della spalla che vedono il sistema immunitario come effettore. L’ipotesi più recente è che ci sia una low-grade inflammation persistente, ovvero sorta di infiammazione di bassa intensità che perdura nel tempo.

La diagnosi di spalla congelata viene fatta in base alla presentazione temporale, ovvero a degli stadi di evoluzione ed è la seguente:

  • Stadio preadesivo: che può durare da 0 – 3 mesi
  • Stadio acuto adesivo o freezing: che può durare dai 3 – 9 mesi
  • Stadio fibrotico o frozen: che può durare dai 9 -15 mesi
  • Stadio di scongelamento: che può durare dai 15 -24 mesi

I fattori di rischio che maggiormente intervengono sono i fattori genetici e il diabete correlato in maniera trasversale allo sviluppo di patologie muscoloscheletriche. L’età, il sesso e l’obesità sembrano essere protettivi, in alcuni casi, per la spalla congelata.

I pazienti presentano spesso limitazione del movimento in tutte le direzioni e sui vari piani articolari. Possono essere pazienti con rigidità marcata anche in assenza di dolore o con dolore lieve o di moderata entità, il quale passerà in secondo piano. La limitazione del ROM sarà invece percepita in modo marcato, in quanto motivo del consulto.

Tra i fattori che possono rendere la prognosi più lunga vi sono:

  • familiarità: il paziente riferisce in anamnesi che ad un suo familiare ha sofferto della stessa problematica.
  • patologie sistemiche: diabete mellito, iperlipidemia, patologie epatiche.
  • storia di precedente: rigidità controlaterale in anamnesi.

Nei pazienti con rigidità rilevante o come sintomo prevalente, associata a specifici dati anamnestici, le traiettorie di prognosi possono diventare peculiari, particolarmente lunghe e tortuose.

Per quanto riguarda l’articolazione gleno-omerale, ovvero la principale articolazione della spalla, si procede con educazione del paziente ed esercizi funzionali nel rispetto della soglia del dolore e il recupero non viene considerato come completo ripristino del ROM, bensì come recupero funzionale.

Tra i fattori prognostici negativi, che possono quindi dilatare i tempi di recupero, vi sono l’elevato dolore all’esordio del problema, la maggiore limitazione del ROM, il diabete mellito, coinvolgimento bilaterale, il maggior tempo intercorso tra esordio e la prima visita. Il trattamento conservativo, ovvero il percorso riabilitativo, è solitamente proposto per 3-4 mesi dalla presa in carico, la chirurgia va considerata dopo 6 mesi/1 anno.

A causa di queste lunghe tempistiche sarà fondamentale informare il paziente a riguardo e spiegare in maniera semplice e comprensibile cosa sta succedendo. Sarà fondamentale spiegare al paziente che la strategia migliore sono gli esercizi, che farà spesso e che lo accompagneranno per diverso tempo. Non esistono manovre miracolose di sblocco e che andare a provocare dolore eccessivo tra esercizi, trattamento e attività della vita quotidiana non è detto che sia uitle, ma questo deve essere sempre sopportabile.

Le tecniche riabilitative che applicherà il fisioterapista sono mobilizzazioni con movimento e tecniche di terapia manuale che hanno come obiettivo il recupero del ROM. Le evidenze più recenti suggeriscono anche la Mirror Therapy e lo stretching associati ad un programma di fisioterapia standard.